L'ENDURANCE E' IN CRISI: SOLO 323 QUADRUPEDI AL VIA A MONTALCINO!!!...riflessioni...
- Luca Giannangeli

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

“Houston, abbiamo un problema, l'endurance sta morendo?"
Poi però guardi Montalcino, sede dei Campionati Italiani Endurance 2026 e scopri che sotto lo striscione dello start si presenteranno 323 quadrupedi tra cavalli e pony, di cui 33 pony.
E allora la domanda cambia, crisi sì, ma con lista d’attesa?
Perché diciamolo chiaramente, 323 partenti oggi non sono affatto scontati, al di là della bravura di un comitato organizzatore, Generali Endurance, che ha da sempre saputo attrarre nel modo giusto.
Tra venti di guerra, carburanti che costano come un Brunello d’annata e una filiera che rincara tutto, dai mangimi alle trasferte, fino ai tanti oneri FEI, già vedere i trailer arrivare è quasi un piccolo miracolo sportivo.
La base un po’ scricchiola si, è fisiologico, dunque Montalcino non può essere una cartina al tornasole, perché comunque trattasi di un Campionato Italiano con premi MASAF annessi.
Il problema, o la questione, va ricercato in quello che succede prima di arrivarci.
Le categorie regionali, le cosiddette “basse”, che dovrebbero essere il vivaio naturale dell’endurance, faticano a crescere e in alcuni casi addirittura arretrano, dunque senza una base solida anche il castello più elegante prima o poi vacilla.
Un tempo era diverso, si correva in regione per passione, si puntava magari alla Coppa delle Regioni, si faceva endurance per stare nell’endurance.

Un detto narra che "era meglio quando era peggio", ma dobbiamo renderci conto che viviamo nell'era dell’IA, che la società è cambiata profondamente e con essa tutte le nostre vite e abitudini, anche sportive.
Oggi il percorso dell’endurance sembra diventato una corsia preferenziale in cui lo scopo è qualificare in fretta, salire, arrivare alle FEI e non voltarsi più indietro.
Le regionali sono a volte diventate solo una tappa di passaggio, un trampolino di lancio.
L’endurance sta diventando sempre più “pro” come tanti altri sport e lo sa bene il presidente FISE e vicepresidente del CONI Marco Di Paola che ha saggiamente delegato una esperta commissione endurance a lavorare e a fare allineandosi con i tempi che corrono.
Gli stessi delegati hanno risposto con una serie di iniziative, da stage a percorsi formativi innovativi, atti a promuovere proprio la cosiddetta "base".
Sul percorso a corsia preferenziale su citato, non c’è nulla di sbagliato, sia chiaro, lo sport è ambizione, crescita, voglia di misurarsi ai massimi livelli, ma una domanda continua a ronzare nella testa, possibile che non ci sia più spazio per chi vuole semplicemente divertirsi?
Perché alla fine c’è chi gioca a calcetto senza puntare alla Serie A, chi fa padel senza sognare Wimbledon, chi pedala senza il Tour de France nel mirino, e allora perché nell’endurance sembra quasi che, se non punti in alto, stai perdendo tempo?
E mentre si parla di crisi del calcio con i noti e vari inciuci, il paradosso di Montalcino risponde con un fragoroso sold-out.
Quattro giorni di sport, cavalli, passione, amicizia e inevitabilmente discussioni sui tempi che furono, ma ahimè furono.
Insomma andiamo a Montalcino a godere di tutto quello che rende questo sport unico e riflettiamo sul fatto che forse la verità sta nel mezzo, ovvero che l’endurance non è morto, non è vivo, sta semplicemente e fisiologicamente cambiando pelle con gli anni che passano.

Accettare il cambiamento non è una resa, è una scelta consapevole.
L’endurance, come ogni sport, segue il tempo in cui vive; cambiano le regole, le dinamiche, le ambizioni e noi possiamo opporci o possiamo evolverci perché adattarsi non significa snaturarsi, ma migliorarsi senza perdere l’essenza.
Nell’endurance questo è ancora più vero, perché al centro non c’è solo la prestazione, ma il benessere del cavallo. Ogni passo avanti, regolamentare, tecnico o culturale, dovrebbe andare proprio in quella direzione, con più attenzione, più consapevolezza, più rispetto.
Crescere vuol dire anche accettare che il modo di vivere questo sport cambi, quindi nuovi percorsi, nuove strategie, nuovi obiettivi, ma una cosa deve restare immutata, la capacità di ascoltare il proprio cavallo, perché alla fine evolversi sì, ma sempre con il cavallo al primo posto.

Foto Campionati Italiani repertorio Sportendurance - i soggetti in foto sono stati scelti per la loro eleganza e per il significato dei loro gesti.

















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