DAI PLACCAGGI AI CAVALLI: LA NUOVA SFIDA DI MASSIMO RUTINELLI AL COUNTRY CLUB BOCCADARNO
- Luca Giannangeli

- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

Massimo Rutinelli, “Hippobabbo” per vocazione e un po’ per destino!
Marina di Pisa, alla foce dell’Arno, nel cuore del Parco di San Rossore, il Country Club Boccadarno non è solo un centro ippico ma una storia di passione, famiglia e, diciamolo, anche di qualche incastro del destino.
A raccontarcela è Massimo Rutinelli che si definisce, senza troppi giri di parole, un “hippobabbo”.
Ma chi è Massimo Rutinelli?
“Un babbo, prima di tutto, ” racconta. “E non certo uno nato con la passione per i cavalli. Anzi, da piccolo uno di essi mi prese per il collo e mi ha sollevò da terra… diciamo che non è stato un inizio promettente ”.
E pure la vita in fondo, ha un certo senso dell’humor!
Ex seconda linea di rugby, oltre il metro e novanta di altezza, con un passato in Serie A e una chiamata in Nazionale sfumata per problemi fisici, Rutinelli sembrava dunque destinato a tutto tranne che al mondo equestre.
“ Infatti " - scherza, "io vado a cavallo… ma con la carrozza, altrimenti rischierei denuncia per maltrattamento animali "!!!

Poi però arrivarono l’amore e la famiglia
“ Quando mi fidanzai con Giulia, trent’anni fa, iniziai a frequentare i cavalli. Poi con le figlie… diciamo che mi sono ritrovato circondato da quadrupedi senza quasi accorgermene ”.
Ed è proprio così che nasce l’idea di investire nel mondo dei cavalli, o forse sarebbe meglio dire, l’occasione giusta al momento giusto. Un ex commercialista gli propone la gestione del ristorante del centro di Boccadarno.
“Io gli dissi subito" - continua - " guarda, aziende non ne voglio gestire, al massimo le compro! Poi a bocce ferme ho riflettuto e ho notato che mia figlia aveva iniziato a montare proprio lì, a Boccadarno, aveva quattro anni. Lì qualcosa è scattato ”.
Da quel momento parte una trattativa lunga oltre un anno, che porta Rutinelli ad acquisire il centro insieme a due soci, Enrico Paroli, anch'egli “hippobabbo” nel senso più autentico del termine e Vittorio Lapolla, appassionato di Quarter Horse e anima americana del gruppo.

Un centro da ricostruire… e reinventare
Quando i tre soci prendono in mano il Country Club Boccadarno, la situazione è tutt’altro che semplice.
“ Era devastato ” - racconta Rutinelli senza mezzi termini.
“ Il centro ippico era chiuso da due anni, la parte agricola abbandonata da quasi venti. C’erano campi gara con l’erba alta, strutture danneggiate, perfino amianto nei paddock e in più una tromba d’aria aveva fatto il resto ”.
Eppure, questa sua posizione unica, fece breccia nel suo cuore; parliamo di 55 ettari immersi nel Parco di San Rossore, di cui circa metà dedicati al centro ippico e l’altra metà all’agricoltura.
Ed è proprio l’agricoltura uno dei progetti più ambiziosi
“ Il mio sogno è coltivare grano ” - spiega - “ Io tra le mie attività, dal progetto “Ir Pastaio”, ho anche un pastificio che rifornisce una quarantina di ristoranti, mi piacerebbe chiudere la filiera dunque produrre il grano, fare la farina e arrivare alla pasta con un nostro marchio ”.


Un’idea che unisce tradizione, territorio e visione imprenditoriale
“ Sarebbe un modo per valorizzare davvero quello che abbiamo costruito anche perché oggi il grano viene sottopagato e si sta perdendo una parte importante della nostra identità agricola. Per il fabbisogno italiano siamo oggi costretti a importarlo anche dagli USA con tutti i problemi legati ai dazi doganali e soprattutto a quelli dannosi del famigerato glisofato, erbicida utilizzato in agricoltura.
Naturalmente tutto questo si intreccia con l’altra anima del centro, quella equestre.
Oggi il Boccadarno dispone di campi gara importanti, fino a 120x90 metri e di strutture che permettono di ospitare eventi di rilievo nazionale e internazionale come parlando di endurance, Vigne dei Guelfi Boccadarno Ride che nel 2025 si piazzò nella top5 delle gare internazionale più frequentate ".
Ristorazione o cavalli? La risposta è (ovviamente) entrambe!
A chi gli chiede se abbandonerà la ristorazione per dedicarsi completamente ai cavalli, Rutinelli risponde con pragmatismo:
“ No, assolutamente. La ristorazione fa parte del progetto, anzi, è uno dei pilastri. Qui tutto è collegato, cavalli, agricoltura, cucina. L’idea è creare un sistema che funzioni insieme ”.

Insomma, nessun tradimento del passato, ma piuttosto un’evoluzione.
E poi la domanda più difficile: quale disciplina equestre preferisce?
E qui emerge tutta la sua natura di “hippobabbo”.
“ A me piacciono tutte ” - dice - “ma quella che pratica mia figlia resta la mia preferita, i Mountain Games. Lei è veramente molto appassionata e dedita tanto che ha fatto parte della Nazionale Under 18, conquistando risultati importanti anche a livello internazionale ".
Eppure, c’è una disciplina che lo ha colpito in modo particolare, l’endurance
“ L'endurance è una pratica completamente diversa, una pazzia ma bellissima. Non è solo uno sport, è un’esperienza.
Si crea un rapporto incredibile con il cavallo. Io l'endurance non lo vedo come sport individuale ma uno sport a team.
E' una disciplina equestre assolutamente a squadre, non si tratta solo di un binomio. Se uno dei tasselli non funziona, salta tutto.
La pianificazione, lo studio, gli allenamenti, devono essere mirati e durante la gara tutto deve funzionare a metronomo.”
Il salto ostacoli invece, col tempo, lo affascina sempre di più
“ All’inizio non lo capivo fino in fondo, ma ora mi sta prendendo. È più individuale, certo, ma ha una sua intensità. Qui possiamo ammirare il gesto atletico perchè tutto finisce in un minuto o giù di lì ”
Un progetto che guarda lontano
" Il Country Club Boccadarno oggi è molto più di un centro ippico, è un progetto in evoluzione, fatto di sport, territorio e famiglia.
Il nostro scopo è quello di ospitare eventi equestri di alto livello senza mai dimenticare l’umiltà ed il rispetto verso il territorio, verso la terra, della quale siamo ospiti spesso ahimè un po’ indisciplinati ".
E forse caro Massimo, il segreto sta proprio lì, in quella definizione iniziale che usi con leggerezza ma anche con orgoglio: “hippobabbo”.

Perché in fondo, tra cavalli, figli, campi da ricostruire e sogni da realizzare,
è proprio da lì che nasce tutto.
400 box
3 campi gara
3 campi prova
2 tondini

















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