CAMPIONATO ITALIANO 2026: UNO SGUARDO ALL'ALLEVAMENTO ITALIANO
- Luca Giannangeli

- 41 minuti fa
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Cosa ci ha detto questo CEI3* 160 km di Montalcino sullo stato di salute dell’allevamento italiano?
Lo abbiamo chiesto ad Andrea Forni, cavaliere italiano e grande appassionato di endurance ma soprattutto dei suoi cavalli.
Quando non lavora o non è a cavallo, è ora del suo hobby ovvero studiare le genealogie dei cavalli da endurance, scoprirne la provenienza, magari addentrarsi in aneddoti significativi e spesso curiosi.
Ebbene di seguito troviamo il suo dopo Montalcino.
Secondo Andrea, il Campionato Italiano 2026 ha confermato alcune verità importanti, ovvero che nulla nasce per caso.
Lo studio e la selezione ragionata nel tempo portano sempre frutti, mentre inseguire la moda del momento spesso conduce a risultati deludenti o casuali.
Della campionessa italiana si è già parlato molto dunque, osservando la top-five, emergono due cavalli nati e cresciuti in Italia, ovvero Demon Melograno, montato egregiamente da Greta Bistoletti e Plundis du Bien presentato da Daniel Braido.
La prima cosa che gli salta subito all’occhio è la morfologia di entrambi perché si parla di cavalli di circa 1 metro e 50 cm, e qui viene spontaneo pensare a quanto le mode abbiano influenzato negli anni certe scelte allevatoriali.

Di Demon non conosce ogni dettaglio o la sua storia, ma la sua genealogia racconta già molto.
È figlio di Filemon, puro sangue arabo di origine spagnola, non a caso, è alla base di moltissime linee francesi da endurance.
Sotto la sella di Daniele Rusconi e le attenzioni del suo team, ha costruito uno dei migliori record nelle gare di regolarità. Si è sempre sentito dire — e ci corregga qualcuno se sbagliamo — che fosse destinato soprattutto a quel tipo di competizioni, non per limiti atletici, ma semplicemente perché il proprietario si divertiva così.
Forse uno stallone poco compreso? Ancora una volta colpa delle mode?

Quando si parla di Plundiss invece, con Andrea si entra nel personale, quasi in un tuffo al cuore.
Figlio di Panduss, probabilmente uno degli stalloni meno capiti di sempre in Italia, e di Gitana, che pensate un po' hanno lo stesso sangue sia paterno che materno, è nato da un’intuizione di Alessandro Martinazzi che Andrea considera un profondo conoscitore del cavallo da endurance e non solo.
Plundiss è un piccolo cavallo, nemmeno 150 cm, ma capace di concludere cinque gare a tre stelle... e se non fosse scivolato insieme a Daniel in quell’ultimo sfortunato giro a Montalcino, chissà !!
Un puro russo che racchiudeva le più importanti linee di sangue selezionate dal programma allevatoriale di Tersk Stud nella Russia caucasica, lì dove nacque e visse fino al 1973, anno in cui fu trasferito in Francia, Persik, considerato uno dei cavalli più influenti nella storia dell’endurance moderna.

Oggi sembra che si vogliano soltanto cavalli da 160 cm, pensati per correre veloci nel deserto e, ci risiamo, sono le mode e i cliché a dettare il mercato?
Per fortuna esistono ancora piccoli allevatori che studiano, osservano, credono nelle proprie idee e lavorano con coerenza sui loro progetti, affrontando sacrifici di tempo ed economici incredibili.
Possono anche sbagliare, certo, ma dietro alle loro scelte c’è una visione, una direzione, una convinzione portata avanti con ostinazione e questi risultati ne sono la dimostrazione.
Forse è proprio questo il bello dell’allevare lontano dalle mode del momento.
Si ringraziano Andrea Forni per la collaborazione e Oreste Testa e Ludovico Ciotola per le foto.

















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