UNA CAVALLA, TRE CUORI E 120 KM VERSO IL RISCATTO
- Luca Giannangeli

- 33 minuti fa
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C'era una volta una cavalla cieca da un occhio ma che sapeva perfettamente dove andare, verso il traguardo.
A Città di Castello, quasi senza che nessuno se ne accorgesse, una cavalla grigia di dieci anni ha scritto una di quelle storie che vanno ben oltre il semplice risultato sportivo.
Dopo un anno difficile segnato dalla perdita della vista da un occhio e da una lunga battaglia per ritrovare sicurezza e fiducia, Arzachena ha vinto la 120 chilometri trasformando sacrifici, timori e pazienza in una straordinaria giornata di riscatto.
Sulla sua sella c’era un’Amazzone con la A maiuscola, Carolina Tavassoli Asli mentre a casa, costretto a seguire da lontano, il suo proprietario e allevatore Wladimiro Marani.
Arzachena è un’Anglo Araba Sarda, figlia di Sadepers e Flumendosa Saura, nata ad Assisi proprio a casa del cavaliere umbro. Con Wladimiro è cresciuta e ha condiviso ogni tappa del proprio percorso; il suo nome Wladimiro, di origine slava, significa “colui che governa con grandezza e pace”. Ci piace pensare che questa grigia abbia assorbito un po’ della forza racchiusa nel nome dell’uomo che l’ha allevata e accompagnata durante tutta la sua vita perché quella di Arzachena, è davvero una storia fuori dall’ordinario.
Lo scorso anno, poco prima della partenza per il Campionato Italiano ai Pratoni del Vivaro, qualcosa sembrò non andare per il verso giusto. Gli accertamenti evidenziarono una micosi che aveva colpito un occhio della cavalla. La situazione precipitò rapidamente, fino a causare la completa perdita della vista.
Si decise di non asportare l’occhio, preservando così l’aspetto naturale della cavalla, pur nella consapevolezza di dover affrontare un percorso lungo e delicato.
Servivano pazienza, attenzione e amore; bisognava avvicinarsi a lei con cautela, soprattutto dal lato nel quale Arzachena non poteva più vedere.
Occorreva accompagnarla nei movimenti e aiutarla a comprendere che, nonostante quella nuova condizione, avrebbe potuto continuare a fidarsi dell’uomo e dell’ambiente circostante.

Giorno dopo giorno, la cavalla ha imparato ad adattarsi ritrovando sicurezza, equilibrio e serenità.
È sorprendente osservare come il corpo e la mente, siano essi umani o animali, riescano ad adattarsi alle prove della vita ma in tutti i casi per riuscirci hanno bisogno di tempo, competenza e amore. Tutti elementi che, nella storia di Arzachena, non sono mai mancati.
Wladimiro decise così che era arrivato il momento di tornare in gara ma ecco che un incidente tanto banale quanto serio, cambiò ancora una volta i programmi.
Mentre stava tagliando alcuni rami intorno alla casetta sull’albero delle sue figlie, Wladimiro cadde, riportando un problema alla schiena. Per lui arrivò uno stop forzato e, almeno per qualche tempo, l’impossibilità di montare.
Rimaneva una scelta importante da compiere. A chi affidare Arzachena per accompagnarla nel ritorno alle competizioni?
La risposta arrivò con Carolina Tavassoli Asli, un’amazzone esperta, sensibile e capace di leggere il cavallo prima ancora di chiedergli qualcosa. Mai scelta avrebbe potuto rivelarsi più felice.
Carolina ha messo al servizio di Arzachena tutta la propria esperienza. Non si è limitata a montarla, ma ha saputo ascoltarla, accompagnarla e rassicurarla, costruendo con lei un rapporto fondato sulla fiducia perché guidare una cavalla che vede da un solo occhio, soprattutto su un percorso sconosciuto, richiede sensibilità, lucidità e una profonda capacità di interpretarne ogni reazione.
Wladimiro temeva che Arzachena potesse incontrare difficoltà sui terreni che non conosceva, nell’affrontare i guadi presenti sul percorso di Città di Castello, nella confusione della partenza o in mezzo alla concentrazione di cavalli e persone nelle aree di assistenza e invece, nulla di tutto questo l’ha fermata.
Carolina e Arzachena hanno affrontato insieme ogni chilometro, hanno camminato quando era necessario ritrovare sicurezza, superato i momenti più delicati con pazienza e accelerato quando la cavalla ha dimostrato di sentirsi al meglio.
Arzachena ha tagliato il traguardo con circa dodici minuti di vantaggio sulla più immediata e coriacea inseguitrice, Linda Iosa, presentandosi alla visita finale in condizioni eccellenti. Una prestazione confermata anche dalla conquista del premio Best Condition.
Non soltanto una vittoria dunque, ma il coronamento di un percorso umano e sportivo costruito sulla fiducia.
Storie come questa ricordano che vale sempre la pena crederci. Nella vita può rimanere una possibilità anche quando tutto sembra suggerire il contrario, bisogna proteggerla, alimentarla e avere la sensibilità necessaria per riconoscere i segnali che ogni giorno ci vengono offerti.

Arzachena non vede più da un occhio, ma a Città di Castello ha dimostrato di sapere perfettamente dove andare ed è stata fortunata ad avere accanto a lei persone capaci di indicarle la strada.
Foto by Chiara Gobbetti e Oreste Testa x Sportendurance
Si ringrazia Chiara Vivarelli per la collaborazione alla news




















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