COUNTDOWN ALLA PENSIONE: DARIO VENTURI LE PARLAVA E LEI CAPIVA TUTTO!
- Luca Giannangeli

- 20 ott 2025
- Tempo di lettura: 5 min

La storia di Dario Venturi e della sua cavalla; gli parlava ogni giorno della gara, l'ultima prima del meritato riposo e lei annuiva!
Una storia vera che farà sorridere chiunque creda nel legame intimo tra uomo e cavallo.
Dario Venturi, cavaliere romagnolo dell'Asd TEAM ENDURANCE BLEDA, ha corso la CEI3* 160 km. di Buch in Germania in sella alla sua grigia del 2009 Hera (Aksamit x Harea).
Fin qui nulla di strano se non per il bel risultato di una cavalla matura che racconta della sesta posizione in graduatoria alla velocità media di 15,09 km/h.
Andando a scavare un po' più a fondo su questo binomio, ci siamo imbattuti in una storia singolare, particolare, che lo stesso Dario ci ha raccontato.

...microfono a Dario
“Le parlavo tutti i giorni già tre mesi prima della gara.
Le dicevo che sarebbe stata l’ultima, che doveva stare tranquilla, allenarsi bene e godersi ogni momento.”
Così inizia il racconto di Dario Venturi, cavaliere di endurance che con la sua cavalla ha condiviso l’emozione di una 160 km a Buch, l’ultima competizione di una carriera vissuta fianco a fianco.
Da settimane ogni mattina Dario si avvicinava al box e le parlava come si parla a un’amica fidata.
Le raccontava delle caratteristiche dei giri che avrebbero dovuto affrontare quindi delle schede di allenamento da seguire e di tanti aspetti della gara che li riguardavano.
Le mostrava un mini calendario del conto alla rovescia, preparato a casa: “Ogni giorno cancellavo una data e mostravo lei la x sul giorno e lei annuiva con la testa, come se capisse davvero" - sottolinea Dario.
"Non era un gioco, ma un dialogo silenzioso e intimo tra uomo e cavallo.
Giorno dopo giorno quella routine è diventata un rituale di fiducia reciproca.
Più le ripetevo che sarebbe stata l'ultima e poi libera nel prato, più sembrava che capisse dunque si motivava ancora di più.
Correva meglio, più serena e in gara ha capito tutto tanto da fare la sua migliore prestazione di sempre.
La corsa a Buch è stata un successo, ma più del risultato è rimasto il significato; l’ultima gara di una cavalla che ha dato tutto, accompagnata da un cavaliere che ha saputo ascoltarla fino alla fine.
Era da tre mesi che le ripetevo che sarebbe stata l’ultima e ho mantenuto la promessa,” - racconta Dario con orgoglio e un velo di emozione. "La cosa che mi ha colpito è che secondo me lei lo sapeva. L’ha sentito davvero.”
E poi aggiunge una riflessione che vale come una lezione per tutti:
“Mettere in pensione una cavalla che fa ancora risultato positivo non è da tutti. Molti continuerebbero, puntando ai Mondiali, alle qualifiche, ai traguardi ma era il momento giusto di fermarla.
È una scelta di consapevolezza, di rispetto, per lei e per quello che abbiamo vissuto insieme”.
In un mondo dove spesso si guarda solo al risultato, la storia di Dario Venturi e della sua cavalla ricorda che l’endurance è prima di tutto ascolto, relazione e cuore.
"Perché quando un cavallo ti capisce davvero, non serve vincere per sentirsi arrivati, hai già vinto".
Grazie di cuore ❤️
Ma chi è Dario Venturi?
Mi chiamo Dario Venturi, vivo a Forlì in bassa Romagna; ho 37 anni e ho iniziato a montare quando ne avevo 13. Da allora non mi sono più fermato, anzi con il tempo questa passione è maturata diventando sempre più intensa, sempre più parte di me.
Oggi posso affermare e parlo anche a nome di tutta la mia famiglia, che l’endurance è più di uno sport, è uno stile di vita, anzi è vita.
Con mio padre Loris e mio fratello Marco, abbiamo creato un piccolo ma solido team, l’ASD Team Endurance Bleda grazie anche al supporto di vari sponsor che con piacere citerò più avanti.
Il team è composto dalla Allevamento Bleda a S.Sofia (FC) gestito interamente dal mio babbo in cui abbiamo puledri, fattrici e cavalli a riposo e dalla Scuderia Quattro Laghi - Bleda a Forlì gestita da me e mio fratello con i cavalli in allenamento.
Io e Marco siamo cresciuti praticamente insieme a pane ed endurance e, anche se è più piccolo di età, lo considero fratello gemello. Non mi sognerei mai di muovermi senza di lui.

La routine giornaliera quando hai cavalli e un'azienda da portare avanti è piuttosto dura ma dove c'è gusto non c'è perdenza giusto Luca? Dico a te che hai fatto dell'endurance un lavoro ormai da 23 anni!
Dunque, mi sveglio alle 4:40 ogni mattina e da lì inizia il mio tran tran: cavalli, lavoro, cavalli, lavoro… e di nuovo cavalli.
Rientro sempre tardi e stanco la sera e tutto ciò non aiuta ad avere una vita sociale frizzante. Del resto ho scelto consapevolmente questo stile di vita; vivo nel mio mondo, nel mio regno fatto di cavalli, famiglia, qualche amico, pochi ma buoni e il lavoro ma credimi, è la vita che amo di più.
Concentriamo gli allenamenti nel week-end o in vista delle gare più importanti.
Dal 2019 abbiamo avviato anche un piccolo allevamento grazie alle fattrici ereditate da mio padre. I nostri primi prodotti "di Bleda" ci stanno già dando grandi soddisfazioni.

Il primo, Enric di Bleda nato nel 2020, ha debuttato quest’anno alla Coppa delle Regioni — è stata un'emozione immensa, un traguardo che per noi ha segnato solo l'inizio.
Sono dell’avviso che l'endurance sia fatto di passione personale ma è anche un gioco di squadra.
Durante il nostro cammino ci leghiamo a tante persone in un modo o nell'altro, ad esempio nell'endurance non avrei potuto fare a meno del mio veterinario Adamo Ceccarelli, del maniscalco Luca Visani e di tutto il gruppo della Scuderia SG di Pian Camuno, quindi Emiliano e Daniele Serioli, la mamma di quest'ultimo Simona Garatti e ancora Kevin Riboldi.
Con tutti loro ci siamo confrontati continuamente, condividendo idee, consigli e visioni.
Da quando ci hanno supportato ed aiutato a guardare l’endurance in modo più completo, siamo cresciuti visibilmente, dunque grazie.
Un grazie speciale però va ad una persona senza la quale non sarei qui a parlare ovvero Giorgio Cingolani; è lui che mi ha traghettato e fatto debuttare in questo mondo.
Con lui ho corso il mio primo Trofeo delle Regioni e da allora sono tesserato con le Marche dove vive e lavora. È un amico caro e un grande cavaliere a cui devo molto.
E poi c’è la mia famiglia, la base della piramide.
Mia mamma, mia moglie e la sua migliore amica e la fidanzata di mio fratello; esse ci danno una mano enorme, soprattutto durante le trasferte, quando ci sono i cavalli da gestire, da governare, da preparare.
Abbiamo quattro cavalli in attività e sei puledri in crescita e dietro ogni gara c’è un lavoro immenso, silenzioso, ma fondamentale.
Senza di loro nulla sarebbe possibile.
Dietro ogni cavallo c’è un team e dietro ogni team c’è una famiglia.
Grazie Sportendurance per l'opportunità di essermi raccontato
e grazie ai miei sponsor

foto by Barbara Miller

















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