BENE LA BERTOLOTTO E LA PISANO IN FRANCIA: I CAVALLI DEI LAGHI SUGLI SCUDI
- Luca Giannangeli

- 7 giorni fa
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Lo scorso fine settimana, in concomitanza con la prima di Coppa Italia in Abruzzo, si è svolta la sempre più gettonata gara internazionale in Francia, a Saint-Barthélemy-de-Vals per l’esattezza.
Ai nastri di partenza nelle varie categorie, c’erano alcune bandierine italiane, tra le quali hanno spiccato nelle zone alte delle classifiche quelle di Giorgia Pisano e Zagaia dei Laghi in CEIYJ2* (terze) e il 7° posto in CEI2* per la piemontese Silvia Bertolotto con Shakti dei Laghi.
Proprio a quest’ultima, all’esordio in questa categoria, abbiamo chiesto di raccontarci la sua gara; a seguire nei prossimi giorni, anche quello della valdostana.
I complimenti vanno inoltre a Gaia Bertetto su Ardia (13ª), Marco Zonca su Thika (16°), Marta Callà (17ª) su Anice di San Lorenzo, tutti in CEI2*, e ancora a Nicolò Lepore con Ametyst delle Rose, 26° in CEI1*.
Microfono a Silvia
"Innanzitutto sono emozionata e contenta di rilasciare questa breve intervista, cosa alla quale non sono abituata, così come all’uso delle vetrine social.
Avevo una missione importante da compiere con Shakti dei Laghi, cavalla presa da Pietro Moneta quando aveva 3 anni; l’abbiamo cresciuta, domata e portata fino a qui con le sole nostre forze, quelle di una famiglia appassionata che ha i cavalli sotto casa e che non vive di endurance come me che sono manager dell'azienda di famiglia che si occupa di automazione industriale.
Oggi a farle compagnia c’è un altro cavallo, che utilizziamo però soltanto per passeggiate e trekking.
Ho scelto Saint-Barthélemy più che altro per una questione logistica; questa gara segnava il doppio debutto sui 120 km, sia mio che della cavalla, dunque arrivare dalla Val di Susa fino a Vittorito ci sembrava troppo impegnativo per via della distanza. Mi è dispiaciuto perché avrei avuto piacere conoscere quei luoghi di cui tanto si è parlato, ma vedremo in futuro, chissà.
C’è poi da dire che l’idea di confrontarmi con un mondo nuovo, quello francese, dove non avevo mai corso, mi intrigava parecchio, dunque, la scelta è stata naturale.
Abbiamo preso la trasferta come una vacanza che poi si è rivelata a tratti pesante per via del clima, che ci ha messi a dura prova, soprattutto abbiamo patito il vento sferzante e onnipresente.
Siamo tornati a casa e sembrava di essere atterrati in un altro emisfero: estate! Ma del resto si sa, marzo è pazzerello.
Dunque, prima 120 km; l’obiettivo era chiaramente quello di portare a casa la gara con una media dignitosa, ma Shakti dei Laghi mi ha dato molto più di quanto mi aspettassi.
Ha sempre chiesto di andare, salvo una partenza un po’ movimentata; per il resto è stata sempre molto gestibile e ha compiuto perfettamente quello step in più rispetto alle ultime gare.
Eravamo preoccupati perché ci aspettavamo sì un percorso tecnico, ma non fino al punto del “giro rosso”, che ho affrontato con il giusto rispetto.
Il terzo giro, poi, quello decisivo, è andato meglio del primo; vedendo la cavalla sempre più volenterosa, ci siamo concessi un ultimo loop ricco di soddisfazioni, in cui abbiamo anche aumentato la media finale.
Trasferta che meglio non poteva andare, anche grazie al fondamentale supporto di mio marito Mauro Vinassa e della mia amica Katia Venturoli, insieme al suo compagno Davide Bruno, “prestato” per passione dalla monta americana all’endurance.
Con loro passiamo tante ore in sella, tra momenti seri di allenamento e momenti goliardici, ma sempre rigorosamente a cavallo!

Mio marito è colui che si prende cura dei cavalli, li governa, li coccola; è lui che ci scarrozza in giro per le gare e, in questa occasione in Francia, quando ci siamo accorti che i ristoranti chiudono all’ora del nostro aperitivo italiano, si è superato deliziandoci con cenette home-made davvero squisite!
Ebbene, non potevo chiedere di meglio da un crew di assistenza al quale non mancava davvero nulla.
Torno da questa esperienza sicuramente arricchita nell’anima e consapevole che l’endurance ci permette di viaggiare, di assaporare posti nuovi e di imparare tanto, da noi stessi e dagli altri.
Concludo facendo i complimenti al comitato organizzatore di questa gara, essenziale ma efficace, come da tradizione francese.
Insomma, non sono bastate le salite, le discese, i tratti in sabbia, i sassi e il grande vento a rovinarci la festa, siamo tornati felici e più carichi che mai… grazie!"

















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