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TURIN CUP 2026: CALDO, GHIACCIO E RESILIENZA NEL RACCONTO DEI VINCITORI

  • Immagine del redattore: Luca Giannangeli
    Luca Giannangeli
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

La Turin Endurance Cup 2026 ha scelto di debuttare in uno dei periodi più movimentati e difficili dell'anno sia dal punto di vista climatico che scolastico.

Nel week-end in cui le ore di luce in Italia superano quota 15 grazie al solstizio d'estate, quello della notte più corta dell'anno e nel pieno della settimana degli esami scolastici, la Asd Il Picco, comitato organizzatore della manifestazione, è stata chiamata a una sfida tutt'altro che semplice ma perfettamente in linea con i valori dell'endurance, forza e resilienza.



Al BJUMP di Frossasco (TO), nonostante la morsa del caldo che ha attanagliato non solo l'Italia ma gran parte dell'Europa, la terza tappa della Coppa Italia e del Circuito FISE 2026 con MASAF e ANICA è stata promossa, almeno a giudicare dai commenti di alcuni dei principali protagonisti delle gare FEI.

La Turin Endurance Cup 2026 di Frossasco era una gara internazionale nuova, tutta da scoprire e proprio per questo, essendo un evento di interesse federale, ha visto la presenza del referente della disciplina Alessandro Salari, del Commissario Tecnico della nazionale senior Carlo Di Battista e dei Team Vet Francesca Beccati e Nicola Pilati.


Solitamente chi è maggiormente titolato a raccontare una gara, soprattutto quando si tratta di una novità assoluta, sono proprio i protagonisti che ne hanno percorso ogni centimetro.

Per questi primi contributi, ai quali ne seguiranno altri, il microfono è andato ai vincitori delle due prove più lunghe in programma ovvero a Daniele Serioli in sella a JM Hessa, vincitore della CEI3* 160 km, e a Simona Di Battista con Atzara, vincitrice della CEI3* 140 km.



Daniele Serioli - bronzo ai Campionati Italiani Assoluti 2026


"La mia idea era quella di affrontare una gara di qualifica che mi permettesse soprattutto di conoscere meglio JM Hessa, la cavalla della campionessa italiana in carica Ita Emanuela Marzotto.

Colgo l'occasione che mi offre Sportendurance per ringraziarla per la fiducia che ripone in me e per avermi dato la possibilità di montare una cavalla alla quale sono legato in modo speciale.

C'era l'incognita di un percorso nuovo e sconosciuto a tutti e devo dire che ha risposto molto bene. È stata una gara tranquilla, gestita con calma e senza particolari pressioni tanto che ci è bastato aumentare un po' il ritmo nell'ultima parte per conquistare la vittoria.

L'obiettivo principale, anche perché il livello di preparazione non era ancora al cento per cento, era quello di ottenere la qualifica e continuare il percorso di conoscenza del cavallo. Avevamo scelto questa gara soprattutto in funzione di questo obiettivo e la vittoria è arrivata di conseguenza.


Daniele Serioli e JM Hessa
Daniele Serioli e JM Hessa

Ho trovato l'organizzazione estremamente efficiente, sia per quanto riguarda la qualità delle strutture sia per quanto riguarda la gestione dell'evento. Da quello che ho potuto vedere, Nicolò Tallone si è preso sulle spalle gran parte delle responsabilità organizzative e credo abbia svolto un ottimo lavoro.

Per quanto riguarda il percorso, almeno in questo periodo dell'anno, l'ho trovato piuttosto impegnativo. Il terreno era molto duro con tante strade di campagna che diventavano quasi come il cemento, tant'è vero che dopo due giri abbiamo dovuto cambiare i ferri.

Fa parte delle difficoltà che si possono incontrare in una gara di endurance e spetta al cavaliere gestire anche questi aspetti. Esistono percorsi storici ancora più duri, penso ad esempio a Florac o Montcuq, ma certamente il fondo ha rappresentato una variabile importante.

Anche il caldo torrido ci ha dato parecchio filo da torcere. Fortunatamente l'acqua non è mai mancata e siamo riusciti a gestire bene la situazione utilizzando molto ghiaccio per aiutare i cavalli nel recupero.

A mio avviso questa gara, disputata in un altro periodo dell'anno, con qualche pioggia in più e temperature meno estreme, potrebbe esprimere ancora meglio le sue potenzialità e valorizzare maggiormente il percorso.

Un ringraziamento speciale va anche al mio team di assistenza che ha fatto un lavoro straordinario per tutta la giornata seguendo contemporaneamente me nella 160 km e Damiano Vicario nella 120 km, poi vinta.

Un dato su tutti racconta meglio di qualsiasi parola l'impegno profuso: tra le due gare sono stati utilizzati circa 600 kg di ghiaccio, una quantità impressionante che testimonia quanto sia stato duro il lavoro dietro le quinte per contrastare il caldo e garantire il benessere dei cavalli.

Un lavoro spesso invisibile al pubblico ma fondamentale quanto quello svolto in sella.

Grazie a tutti".




Damiano Vicario e Ikathik Delvilloresi
Damiano Vicario e Ikathik Delvilloresi

Durante l'intervista Daniele Serioli ha citato Damiano Vicario che ricordiamo ha vinto la CEI2* in compagnia di Ikathik Delvilloresi; ebbene lo stesso Damiano ha voluto inserirsi nel discorso perché ci teneva particolarmente a ringraziare Luca Zappettini, proprietario del cavallo, che gli ha lasciato piena fiducia affidandolo a lui e Daniele.

"Per me" - sottolinea Damiano - "correre a Torino è stato come giocare in casa e proprio per questo la vittoria assume un significato ancora più importante.

Ikathik è un cavallo che ha qualcosa di speciale, eccezionale; nonostante il caldo non ha mai sbagliato un colpo, grazie".



Microfono ora a Simona Di Battista, amazzone che di chilometri in carriera ne ha macinati davvero tanti e che può vantare numerosi podi internazionali, tra i quali la medaglia d'oro a squadre ai Campionati del Mondo Young Riders del 2003 quando, a Rocca di Papa, in sella a Shalifa (nata nel 1993), salì sul gradino più alto del podio insieme al fratello Carlo, a Diana Origgi e soprattutto a Jacopo Di Matteo che con Uruguay conquistò l'oro individuale.


Simona Di Battista e Atzara
Simona Di Battista e Atzara

Simona Di Battista


"È stata una gara molto impegnativa, soprattutto dal punto di vista delle condizioni climatiche.

Il caldo era davvero intenso e l'umidità molto elevata. In alcuni momenti i cavalli facevano fatica persino a respirare e devo dire che è stata dura anche per noi che eravamo in sella.

Dopo il terzo giro abbiamo affrontato due anelli completamente da soli perché i percorsi delle varie categorie erano differenti, incrociando altri cavalli solo in alcuni tratti e spesso in senso contrario. Con temperature del genere non è stato semplice per i cavalli mantenere concentrazione e ritmo anche se, dal punto di vista tecnico, la gara non presentava particolari difficoltà.

Il percorso era prevalentemente pianeggiante, lineare e, considerando il periodo dell'anno, anche il fondo non era particolarmente duro, anzi, spesso l'ho trovato agevole per via di una sorta di sabbia sedimentata sul terreno. Noi viviamo e alleniamo in montagna, sugli Appennini centrali, a quote costantemente superiori ai 900 metri, dunque erano condizioni assolutamente accettabili ma, ripeto, dipende sempre dalle abitudini.

Le vere difficoltà sono state soprattutto di natura metabolica. Ho visto tanti cavalli accusare il caldo con frequenze cardiache elevate e problemi legati proprio alle temperature.

Per questo motivo sono stata particolarmente felice di portare a termine la gara. Nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso, la mia cavalla Zara mi ha dimostrato ancora una volta di avere un cuore enorme e una grande voglia di arrivare fino in fondo. Insieme ce l'abbiamo fatta e questo per me vale tantissimo.

Sono felice anche perché era molto tempo che non affrontavo una competizione internazionale e finirla così è stato appagante.

Ho ripreso a gareggiare dopo uno stop di quasi due anni per via di impegni lavorativi e familiari, dunque tornare a correre una gara internazionale con un cavallo preparato interamente a casa, che sta crescendo passo dopo passo, è stata un'emozione fortissima.



Come dico sempre, questo è uno sport che nasce da una passione che va oltre ogni limite e che ti spinge a superare ostacoli che a volte sembrano insormontabili. È una passione che richiede sacrificio, impegno e tanta dedizione, ma che sa anche regalare emozioni indescrivibili.

Ringrazio tutte le persone che mi permettono di vivere tutto questo. Un grazie speciale va alla mia famiglia.

Ringrazio tutte le persone che erano con me e soprattutto mio fratello, che segue i cavalli quotidianamente e con una dedizione incredibile, e mio padre, che mi è sempre vicino e che anche in questa lunga trasferta ha condiviso con me ogni fatica ed emozione.

Ma il grazie più grande va a Zara, per il suo cuore immenso, per la sua generosità e per la voglia di lottare che dimostra ogni volta che partiamo insieme".


In attesa di altri contributi da parte dei protagonisti, ringraziamo per le fotografie Gianluca Sasso. Le immagini della manifestazione saranno disponibili a breve al link seguente: FOTO FROSSASCO.

 
 
 

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