Un Mondiale gialloverde

Di seguito riportiamo la lettera firmata dall'amazzone Chiara Rosi impegnata, insieme al dott. Marcello Conte, nel [caption id="attachment_6512" align="alignright" width="126" caption="Chiara Rosi "][/caption] mondiale J/YR negli Emirati appena archiviato. "Con il tempo e con estrema difficoltà, ho imparato che le polemiche distruggono e che le idee costruiscono". Questa è una delle frasi più significative dell'esperienza impressa sulla carta da parte di Chiara che dimostra di essere riuscita a lavorare, negli anni, sul proprio carattere irruento, classico degli enduristi, plasmando e smussando gli angoli dello stesso quanto basta. Vi lasciamo all'articolo integrale che trovate cliccando di seguito ma prima di farlo vi consigliamo di alzare il volume e di ascoltare nel video, il solo rumore del vento per Gardu Pintu galoppa nel deserto. LETTERA FIRMATA - versione scaricabile -  (Riproduzione vietata ai sensi dell’ Art. 171 legge 633). _ _ _ _ _ _ _ _ _ [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zeFi5puKOaI&feature=autoplay&list=HL1324048881&lf=mh_lolz&playnext=4[/youtube] _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ UN MONDIALE GIALLO VERDE Mi piacerebbe condividere con voi la mia esperienza del Campionato del Mondo ad Abu Dhabi. Una trasferta particolare perché il mio cavallo Gardu Pintu e quello di Jonni Scola, Grazia Grigia, hanno difeso i colori del Sud Africa. Non nascondo che è sempre molto difficile, in queste occasioni internazionali, vestire una maglia che non rappresenta la tua nazione, però è anche vero che l’endurance, per me, non è solo passione e sport ma è anche lavoro. Essere presente ad un Campionato del Mondo è sempre un grande prestigio, per noi, per il nostro team e per la mia scuderia. Il percorso di intesa e di qualifica dei binomi non è stato facile, perché i due ragazzi sono dovuti venire in Italia, per il Campionato Italiano, con lo scopo ben preciso di prendere la qualifica. Due ragazzi eccezionali, dei bravi cavalieri che hanno gestito il Campionato Italiano in maniera molto professionale e con l’unico obbiettivo di terminare la gara. C’è stato poi un lungo periodo di trattive e prenotazioni gestite tra Italia, Sud-Africa ed Abu Dhabi, che hanno richiesto una grandissima organizzazione. …..e poi finalmente chi da un aereoporto, chi da un altro e chi da un altro ancora, siamo partiti…. Non abbiamo lasciato niente al caso, il più piccolo dettaglio è stato curato. Roberto Minnucci, il mio maniscalco, è venuto con noi e la sua presenza è stata fondamentale sotto tutti i punti di vista. Marcello Conte, impegnato nell’organizzazione del Campionato del Mondo come responsabile della sicurezza della quarantena, il giorno della gara, libero dal suo impegno, ha dato il suo indispensabile aiuto nella gestione della gara e del cavallo. Stefano De Santis ed Ola ci hanno accompagnato in questa bellissima esperienza aiutandoci in gara e fornendo a tutta la squadra del Sud-Africa materiale tecnico. Colgo l’occasione per ringraziare 360° Horse e Las. Ad essere sinceri la nostra trasferta era iniziata nel peggior modo possibile perché Gardu Pintu ha ben pensato, appena arrivato nel deserto, di mandare la sua temperatura corporea a 39.5 gradi. Per un attimo abbiamo visto sfumato tutto il nostro lavoro ed abbiamo passato una nottata terribile. Fortunatamente, grazie anche all’intervento di Marcello, il giorno dopo, la situazione è rientrata e tutti abbiamo tirato un grandissimo sospiro di sollievo. Il periodo che ha preceduto la gara è stato strepitoso. Ogni sera il C.O. ha organizzato cene, feste nel deserto e visita al Ferrari World. A mano a mano che la competizione si avvicinava però, la tensione aumentava ed i momenti di divertimento erano sempre di meno. C’erano squadre che mandavano i binomi ad allenarsi tutti insieme, altre che allenavano singolarmente, alcune squadre passeggiavano semplicemente i loro cavalli per molto tempo ma senza montarli, insomma ad un campionato del mondo si può solo che imparare. Ti rendi conto che non c’è una sola verità e che ci sono modi diversi di affrontare la stessa competizione. Nel nostro caso, abbiamo deciso, insieme al team del Sud Africa, di far uscire i cavalieri tutti insieme e di non forzare troppo.Un po’ di trotto e alcuni tratti di galoppo ma niente di impegnativo. Eravamo ben consapevoli che non sarebbero stati i 4 giorni antecedenti al mondiale quelli decisivi per la preparazione dei cavalli. Sapevamo che i rischi in gara non sarebbero mancati e così abbiamo deciso di limitare quelli degli allenamenti. Il giorno delle visite preliminari è passato veloce e senza problemi. ……..e poi la sveglia alle cinque del mattino! Già dentro le scuderie la tensione era altissima, ancora la gara non era partita che già si respirava competizione al 100 %. Ci siamo avvicinati alla partenza, ci siamo avvicinati ad un momento magico, perché solo per quel giorno le severe divisioni della quarantena non valevano più….e finalmente i 77 cavalli si sono trovati tutti insieme. Tutti i team schierati, le assistenze vestite con i colori della loro nazione, cavalli in riscaldamento che galoppavano da tutte le parti ma soprattutto la felicità, comunque, di essere li in quel momento. Ho pensato “tra tutta questa confusione di cavalli, bandiere e colori c’è il futuro Campione del Mondo”. Poi ho visto il mio Gardu Pintu, ho visto il suo cavaliere vestito di giallo e di verde….ho visto passare i cavalieri dell’Italia ed ho incrociato le dita per loro. I ragazzi Italiani, loro ed anche David Holmes, sono un mio bel ricordo del mondiale. Questi giovani atleti hanno comunque cercato di fare un gruppo, li ho visti sempre uniti sia in allenamento che nei momenti di svago ed ho visto nei loro occhi la voglia, comunque di mettercela tutta e di vivere al massimo questo momento. A pochi minuti dallo start, tutti i cavalli si sono diretti nella zona di partenza, Gardu Pintu e Grazia Grigia invece, come fortemente voluto da Marcello, sono rimasti molto lontani dallo start. PRONTI VIA!!!!!!!!!!!!! Il Mondiale parte…auguro a tutti i cavalieri di endurance di vivere uno di questi momenti almeno una volta nella loro vita….che tu sia cavaliere o assistente riesci a capire cosa sia questo momento, che precede la partenza, solo se sei immerso in quella strana confusione che termina appena arriva il via !!! Partono 77 cavalieri e almeno 150 fuoristrada, noi aspettiamo che il caos, di cavalli al galoppo e di fuoristrada pronti a partire sia terminato e poi diamo il via i nostri binomi del Sud-Africa. Non sarà sicuramente il minuto perso in partenza che ci comprometterà la gara. Da adesso in avanti sarebbe dovuta arrivare la parte più difficile ed invece è arrivata la parte più facile e scorrevole di questa trasferta, perché tutto, in realtà, era stato già programmato nei più piccoli particolari. Non c’è stato un momento difficile, Gardu Pintu non ha mai manifestato un probema, mai un secondo trotto, mai un cedimento, sempre in avanti galoppando per tutti gli anelli. Certo, il nostro obbiettivo non era sicuramente quello di arrivare nei primi dieci e quindi tanti rischi li abbiamo evitati, ma a nostro sfavore avevamo due cavalieri, che per quanto bravi, avevano montato non più di 5 volte i nostri cavalli, in tutta la loro vita. Ritengo infatti, che l’essenza della nostra disciplina sia proprio il feeling che ogni cavaliere ha, o dovrebbe cercare di avere, con il proprio cavallo. Credo che le foto, più che le mie parole rendano l’idea di ciò che sia correre nel deserto. Avere la possibilità di viaggiare con il fuoristrada vicino al cavallo per tutta la gara, è un’esperienza che a me è servita molto, ho notato e scoperto atteggiamenti del mio cavallo che non mi sarei mai aspettata e che mi hanno fatto riflettere. A metà gara si è bucata una gomma della nostra macchina, ma niente era lasciato al caso e così in poco tempo ci hanno raggiunto le macchine di scorta del nostro team, che ci hanno recuperato in mezzo al deserto. La partenza per l’ultimo giro di Gardu Pinto mi ha commosso, certo, non è di quei cavalli che alzano la polvere quando partono, però ce l’ha messa tutta ed ha chiuso il suo il suo ultimo anello a 20 di media. Mi rendo conto, di vivere troppo sulla mia pelle, questi momenti. A volte non riesco ad essere più obbiettiva e perdo il contatto con realtà ma è proprio questa sensazione, specie dopo una sconfitta, che mi da sempre la forza per rimettermi in gioco. ….e poi la visita finale…..tutto ok….un salto di gioia e cento abbracci con il mio team, con quello di Jonny e con quello del Sud Africa. [caption id="attachment_6517" align="aligncenter" width="550" caption="La soddisfazione più grande"][/caption] E’ difficile da spiegare, ma egoisticamente ognuno di noi, in quel momento era felice per un obbiettivo personale. Il Sud Africa per il piazzamento e noi per i nostri cavalli. Alla fine di tutte le gare si tirano i conti ed i miei, in questo caso, sono positivi. Il mio bagaglio di esperienza dopo tutto questo, è più pesante, adesso più di prima ho imparato che nella nostra disciplina i dettagli fanno la differenza In un team tutti si rimboccano le maniche sporcandosi le mani, indipendentemente dal ruolo che rivestono in quel momento; prima di una competizione è necessario riconoscere e dividere i momenti di divertimento da quelli di lavoro. Il giorno della gara non si rappresenta solo se stessi ma un’intera nazione e che l’obbiettivo finale deve essere chiaro per tutti. Le mie sono considerazioni banali, ma forse è un po’ di tutto questo che è mancato alla nostra di nazionale. Avrete notato e per chi mi conosce si sarà anche stupito, che non c’è stata una sola nota polemica in tutto il mio racconto. Ho riflettuto molto su che direzione dare al mio articolo, ho anche chiesto consiglio….poi ho deciso di essere coostruttiva e non critica. Ho voluto riportare solo la mia esperienza con il Sud-Africa per quello che è stata. Con il tempo e con estrema difficoltà ho imparato che le polemiche distruggono e che le idee costruiscono. Oggi, a mio parere, non è tempo dei SE e dei MA del SI POTEVA o del SI DOVEVA. E’ tempo di mettersi in gioco e di prendersi le proprie responsabilità. In questa stagione agonistica, infatti, mi son sentita dire per due volte “desolè”….che da atleta devo accettare ma solo se accompagnato da una chiara spiegazione. ………..E’ tempo di capire da dove si parte….con chi si parte……ma soprattutto quale sia l’obbiettivo da raggiungere!!!! Ringrazio Sportendurance per lo spazio offertomi e mi avermi dato voce, ringrazio Marcello, che ha creduto fortemente in questa avventura durata non il giorno del mondiale ma un anno intero!!! Ringrazio Jonny , Carmen e Grazia Grigia, ottimi compagni in questa trasferta. Ringrazio tutto il team del Sud Africa. Grazie ancora a Roberto, Stefano e Ola. [caption id="attachment_6514" align="aligncenter" width="550" caption="Stefano, Marcello e Roberto"][/caption] Ma soprattutto ringrazio il cavallo più strano del mondo, il più incomprensibile, il più buono ed il più tremendo al tempo stesso……Gardu tu sei tutto questo ed anche di più. Chiara Rosi