Freendurance replica al precedente articolo

Riceviamo e pubblichiamo la puntualizzazione firmata "freendurance" sulla trasferta delle giovani amazzoni in Sudafrica riassunta, nelle righe che seguono. Si attendono eventuali repliche. "La libera associazione Freendurance alla quale si sono rivolti i genitori delle minori Avitabile Irene, Salvati Aurora e Riboldi Michelle ritiene opportuno e doveroso puntualizzare alcuni aspetti, ai meno sconosciuti, della vicenda inerente la trasferta in terra sudafricana, poichè così come si legge nel vostro articolo, non riporta fedelmente i fatti ed accadimenti che hanno contornato la vicenda. Le tre atlete summenzionate, selezionate in data 3 ottobre 2013 con criterio meritocratico da ranking, vennero convocate a rappresentare il nostro paese nella prestigiosa kermesse sudafricana. Le condizioni poste alle tre giovani paventavano un viaggio a totale loro carico, l'assenza o quasi di qualsivoglia informazione logistica (voli, sistemazione alberghiera ecc.) e l'assenza di qualsivoglia accompagnatore/referente che possa tra l'altro, prendersi cura delle tre adolescenti in un luogo tanto lontano e sopratutto non tra i più raccomandabili del pianeta (Johannesburg è al secondo posto nella graduatoria mondiale delle città più violente...). Le risposte che le giovani - ed i loro genitori/allenatori - hanno avuto in data 23 ottobre u.s. sono tutte riassumibili in un non molto edificante "dovete arrangiarvi". Alla stregua di ciò, ovvero mancanza totale di supporti economico/logistici/accompagnatori, le tre giovani, loro malgrado, si sono viste costrette a rinunciare e quindi di fatto perdere una occasione forse unica per la loro vita sportiva (9 novembre u.s.). Ciò che più irretisce ed intristisce è il fatto che, immediatamente dopo la loro rinuncia, vengano convocate, in base a chissà quale criterio tre nuove ragazze. Strano caso del destino, salta fuori anche uno "sponsor" che paga loro le spese del viaggio ed anche quelle di un referente tecnico/accompagnatore! Il tutto senza che le prime tre ragazze fossero state minimamente informate circa le mutate condizioni economico/logistiche. Orbene, siamo molto felici per l'avventura sicuramente unica che le tre ragazze andranno a fare in Sudafrica ma, il messaggio che viene trasmesso ai giovani non è certamente dei più edificanti in tema di limpidezza e coerenza dei valori sportivi. Forse, questa storia meriterebbe alcune riflessioni in più poichè a leggerla nel profondo e tra le sue pieghe si intuisce oltre ad una palese ingiustizia verso tre adolescenti, un brutto messaggio che con lo sport ha ben poco a che fare"