Ancora una volta un suggello del rapporto uomo-cavallo

Già dal primo articolo pubblicato e dedicato alla gara FEI di Cerveteri, abbiamo esortato gli appassionati a dire la propria “firmandosi” ma chiaramente, aldilà di Fiorucci che ha inviato la lettera che segue ed un paio di altri soggetti, il silenzio. Nel frattempo la bacheca da un po’ sopita, si rianima come per incanto con un “tutti contro tutti” spesso in alcuni post, dobbiamo dirlo, anche simpatico; l’anonimato piace e, in un paese “ingovernabile” come il nostro, sembra ormai la normalità. Ebbene la parola a Fausto Fiorucci che racconta la sua Cerveteri Si ringrazia Mediaservce s.a.s. per le foto concesse La gara di Cerveteri ha proposto un’occasione per riportare alla ribalta quel meraviglioso sentimento che si istalla tra un cavaliere e il suo compagno e che va oltre il semplice risultato sportivo. Quando nella terza tornata nel tentativo di guadare un torrente, ritenuto pericoloso ma non impossibile dagli organizzatori, cavallo e cavaliere si trovavano a rotolarsi con un unico corpo sotto le veloci acque piovane qui incanalate in grande quantità il cavaliere riusciva fortunatamente a uscirne illeso ma il cavallo, chiaramente spaventato non riuscendo a risalire le sponde tentava di risalire la corrente. Il cavaliere, sulla riva, cercava di capire dove il suo cavallo potesse uscire ma ogni rumore era cessato quindi, dopo aver chiesto al signore di controllo del guado una particolare attenzione, decideva di ributtarsi nell’acqua e risalire il torrente nella speranza di poter fare qualcosa. Una cinquantina di metri più a monte solo un occhio e le narici uscivano dall’acqua mentre il resto del corpo era incastrato tra i rami e ribaltato sotto l’acqua, a quel punto fu chiaro che il cavallo sarebbe annegato. La particolarità del momento è stato, quando Hanifa mi ha visto vicino a sé, quel classico suono di richiamo sommesso che i cavalli normalmente usano quando noi arriviamo con del cibo o qualcosa a loro gradita. E’ stato questo che mi ha spinto a rischiare, immergendomi tra le braccia del cavallo, per liberarlo dai rami e dai rovi che lo tenevano immobilizzato. La corrente ci è stata di aiuto in quanto, tenendole solamente la testa sollevata, è stato possibile trascinare Hanifa, sospinta dalla forza dell’acqua, coricata su un fianco, fino al punto del guado dove, su mia richiesta, quel coraggioso assistente di percorso è entrato nell’acqua fino alle ginocchia per agguantare la mia mano sinistra, quando la destra ancora sosteneva la testa del cavallo e divenire un punto di forza sul quale Hanifa è riuscita a risollevarsi e uscire sulla riva. Una gentilissima signorina, di cui purtroppo non conosco il nome, si è adoperata per scortarci con la sua jeep fino al più vicino punto di assistenza. Un’ambulanza e il mio trailer, prontamente chiamati, ci hanno riportato al cancello veterinario dove con un buon caffè caldo ho riaffermato che è meglio nascere fortunati che ricchi. Fausto Fiorucci e Hanifa