"L'equitazione è una cosa seria": così Paulgross si rivolge al Governo

Riprendiamo dal sito federale, la lettera aperta del presidente federale ai cinque ministeri con competenza sul comparto (Politiche agricole, Economia, Sport, Sviluppo economico, Ambiente): la rinascita dell’allevamento garantirebbe straordinarie risorse al Paese Una lettera aperta ai ministeri con competenza sul comparto del cavallo da sella. Il presidente della FISE Andrea Paulgross ha inviato un appello ai responsabili dei dicasteri del Governo Monti – il ministro delle Politiche agricole, Catania; quello dell’Economia, Grilli; quello dello Sport, Gnudi; quello dello Sviluppo economico, Passera; quello dell’Ambiente, Clini – per analizzare le cause delle difficoltà dell’attività equestre in Italia. Alla base di tutto, il progressivo smantellamento, avvenuto tra gli anni ’70 e ’80, della filiera basata sulla produzione e sulla formazione del cavallo da sella, al contrario punto di forza dell’economia delle nazioni europee più sviluppate. A capo di un’approfondita riflessione sullo scenario nazionale, Paulgross propone ai ministeri competenti la creazione di un tavolo di lavoro che consenta di individuare le normative più corrette per il rilancio dell’attività allevatoriale. Nell’interesse dello sport, ma anche del rilancio e della crescita economica delle campagne italiane. Questo il testo della lettera. On. Mario CATANIA Ministro Politiche Agricole, Alimentari e Forestali On. Vittorio GRILLI Ministro Economia e Finanze On. Piero GNUDI Ministro Affari regionali, turismo e sport On. Corrado PASSERA Ministro Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti On. Corrado CLINI Ministro Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare Illustrissimi Ministri, Vi scrivo nella mia qualità di presidente della Federazione Italiana Sport Equestri, l’ente che è deputato ad organizzare e indirizzare il movimento sportivo equestre nel nostro Paese. Scrivo perché sento la necessità, morale prima ancora che politica, di esprimere ciò di cui mi sono ormai convinto, dopo pochi anni di presidenza: la necessità di rimettere il cavallo da sella al centro dell’agenda della politica agricola del Paese, partendo da un’analisi del dato sportivo. L’equitazione è una cosa seria. E’ una disciplina sportiva che affonda le sue radici all’alba della nostra civiltà. Ad Olimpia già si gareggiava con i cavalli. All’inizio del ‘900, le prime Olimpiadi moderne già accoglievano gare di salto ostacoli e di dressage. E l’Italia ha potuto vantare, per circa un secolo, la prima e più importante scuola tecnica del mondo, all’interno della quale, proprio nei primissimi anni del secolo scorso, nacque l’equitazione moderna, grazie all’intuizione – italianissima nella sua genialità – di un capitano di cavalleria livornese, Federico Caprilli. Da allora le medaglie olimpiche, i riconoscimenti internazionali, l’incontestata stima mista a rispetto e stupore da parte della comunità sportiva internazionale hanno circondato le squadre italiane di salto ostacoli e di concorso completo, regalando al contempo al nostro Paese grandiosi momenti di sport e di visibilità, come testimoniato proprio dai numerosi successi conseguiti a livello mondiale. Nel corso degli anni ’70 e ’80 il cammino si è però interrotto, le scuole di cavalleria sono state chiuse, le medaglie sono diminuite e questa nostra straordinaria tradizione equestre si è trovata via via sempre più in difficoltà. Ma per tutto questo c’è una ragione. Il cavallo è tante cose insieme: un amico per chi come noi lo ama, un compagno di avventure sportive, un educatore per giovani che con lui scoprono natura e sport; ma è anche, o può essere anche, una grande fonte di ricchezza e di lavoro per un Paese intelligente, che creda in un’agricoltura moderna e al passo con i tempi. Il cavallo è un formidabile punto di forza dell’economia dei Paesi europei più sviluppati (Germania, Francia, Olanda, Inghilterra, Belgio), che puntano sulla qualità sportiva del proprio cavallo da sella come uno dei motivi trainanti nella loro economia rurale. Ne è testimonianza la bilancia dei pagamenti di quei Paesi che trova nella vendita all’estero di cavalli sportivi una delle voci che fanno entrare nelle casse nazionali moneta sonante, proveniente da ogni parte del mondo. L’allevamento del cavallo da sella è in buona sostanza un vero cardine dello sviluppo economico ed ecosostenibile delle campagne di quell’Europa organizzata e ricca che nel cavallo stesso ha creduto. Chiunque conosca di queste cose sa che la bellezza della campagna irlandese, della Normandia, delle regioni intorno ad Amburgo o ad Aquisgrana, fino a quella della “Blue grass country” del Kentucky, è in gran parte dovuta al decoro e alla ricchezza che l’amore e l’attenzione per l’allevamento del cavallo da sella porta con sé. L’Italia come dicevo è stata per un secolo leader nel mondo di questa straordinaria filiera di economia agricola e gloria sportiva. Il cavallo da sella veniva generato e allenato in Italia da centri all’avanguardia che rendevano più ricche le nostre campagne, come anche piene di medaglie le nostre bacheche olimpiche. Ma l’Italia, unico paese in Europa, ha deciso in quegli anni ’70-’80 di dismettere questa solida economia a trazione sportiva. La conseguenza è che spesso il cavallo in Italia è oggi assurdamente visto soltanto come fonte di svago. E’ considerato un lusso! Ma questa è una convinzione che solo una società incolta e immemore delle proprie tradizioni può declamare con noncuranza, senza arrossire di vergogna. E’ una sciocchezza che non fa alcun premio a un Paese che si vuole serio e consapevole. Cartina tornasole di questa mancanza di visione è la legislazione fiscale che riguarda il cavallo, che viene visto appunto solo come elemento di lusso, non mai come asset produttivo di benessere. Il cavallo negli anni è stata addirittura inserito in quello che la normativa tributaria chiamava “redditometro”, è stato dimenticato in tutte le legislazioni create a tutela dell’ambiente, mai invece considerato, negli ultimi vent’anni, quale elemento di traino per la nostra agricoltura, come dicevo, fonte di ricchezza per le nostre campagne, soggetto utile per una gestione sana ed ecosostenibile dei nostri territori. Mi rivolgo a Voi in questo momento di profonda e difficile trasformazione del nostro Paese, perché questa fase di criticità possa altresì diventare occasione di rivoluzione proficua anche per il nostro settore. Creiamo pertanto leggi finalmente utili allo sviluppo del mondo del cavallo da sella, aiutiamo chi investe nel cavallo e chi li alleva con una legislazione illuminata e non deprimente, inseriamo di nuovo il cavallo da sella nell’ambito che gli compete, e cioè quello della produzione agricola di eccellenza, ricostruiamo quella filiera che, appunto, prendendo le mosse dalla creazione del cavallo, si curi della sua crescita, fino ad arrivare alla sua valorizzazione anche agonistica. In questo modo, rimettendo il cavallo al centro dell’attività agricolo-allevatoriale del Paese, porteremo ricchezza a chi lavora con questo nostro magnifico amico, e sicuro benessere economico alle nostre campagne, a questo grande comparto produttivo, a tutti gli addetti ai lavori che anche la FISE oggi rappresenta. In questo senso, la Federazione, come già più volte avanzato in questi ultimi anni, è pronta da subito a mettere la sua esperienza e le sue conoscenze tecniche a disposizione di un tavolo di lavoro con i ministeri competenti che individui una serie di interventi legislativi utili al raggiungimento di questi importanti e strategici obiettivi. Da parte nostra, custodi di questa strepitosa tradizione sportiva, possiamo sicuramente garantire che durante questo percorso di rinascita economica la scuola equestre italiana sarà di nuovo capace di far rivivere costantemente a tutti gli appassionati le straordinarie emozioni che per tanto tempo hanno caratterizzato la nostra storia. Il Presidente della FISE Federazione Italiana Sport Equestri Avv. Andrea Paulgross