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Ancora una volta un suggello del rapporto uomo-cavallo
Il cavaliere, sulla riva, cercava di capire dove il suo cavallo potesse uscire ma ogni rumore era cessato quindi, dopo aver chiesto al signore di controllo del guado una particolare attenzione, decideva di ributtarsi nell’acqua e risalire il torrente nella speranza di poter fare qualcosa. Una cinquantina di metri più a monte solo un occhio e le narici uscivano dall’acqua mentre il resto del corpo era incastrato tra i rami e ribaltato sotto l’acqua, a quel punto fu chiaro che il cavallo sarebbe annegato. La particolarità del momento è stato, quando Hanifa mi ha visto vicino a sé, quel classico suono di richiamo sommesso che i cavalli normalmente usano quando noi arriviamo con del cibo o qualcosa a loro gradita. E’ stato questo che mi ha spinto a rischiare, immergendomi tra le braccia del cavallo, per liberarlo dai rami e dai rovi che lo tenevano immobilizzato.
La corrente ci è stata di aiuto in quanto, tenendole solamente la testa sollevata, è stato possibile trascinare Hanifa, sospinta dalla forza dell’acqua, coricata su un fianco, fino al punto del guado dove, su mia richiesta, quel coraggioso assistente di percorso è entrato nell’acqua fino alle ginocchia per agguantare la mia mano sinistra, quando la destra ancora sosteneva la testa del cavallo e divenire un punto di forza sul quale Hanifa è riuscita a risollevarsi e uscire sulla riva. Una gentilissima signorina, di cui purtroppo non conosco il nome, si è adoperata per scortarci con la sua jeep fino al più vicino punto di assistenza. Un’ambulanza e il mio trailer, prontamente chiamati, ci hanno riportato al cancello veterinario dove con un buon caffè caldo ho riaffermato che è meglio nascere fortunati che ricchi.
Fausto Fiorucci e Hanifabottom of page


